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IL MUTISMO SELETTIVO

Il Mutismo Selettivo è un disturbo ancora poco conosciuto ed apparentemente raro che colpisce prevalentemente i bambini, nonostante  lo sviluppo e la comprensione del linguaggio siano nella norma e in assenza di disfunzioni organiche, caratterizzato dall’ incapacità di parlare in alcuni contesti sociali. Per esempio il bambino potrebbe presentare il mutismo nel contesto scolastico ed essere molto loquace invece a casa o quando si trova fuori nel cortile con i suoi compagni

Il mutismo selettivo è un atteggiamento di risposta ad un forte stato emotivo legato all’ansia, infatti questa condizione viene classificata come appartenente al gruppo dei disturbi d’ansia .

Esordisce in età pediatrica, quando il bambino inizia il proprio percorso di formazione. Solitamente, la comparsa del disturbo avviene intorno ai quattro anni, quando il bambino inizia a frequentare l’asilo; tuttavia, vi sono anche casi in cui il disturbo si palesa alcuni anni dopo, con l’ingresso alle scuole elementari.

Per superare il problema è necessario oltre che consigliabile per le famiglie rivolgersi ad uno psicoterapeuta, per essere supportati e aiutati  nel miglior modo possibile a gestire le dinamiche relazionali familiari , scolastiche e per produrre quei cambiamenti che possano abbassare i livelli d’ansia e facilitare la risoluzione del sintomo

Tendenzialmente il mio approccio , per i bambini al disotto dei 6 anni è il metodo della “terapia indiretta”, cioè preferisco lavorare con i genitori e magari le insegnanti senza coinvolgere direttamente il bambino.  Questo per evitare “l’etichettamento patologico”, poiché i piccoli percepiscono con sorprendente chiarezza il fatto che i genitori l’abbiano portato da un dottore perché qualcosa in lui non va.

Nel frattempo ecco alcuni consigli utili per i genitori, insegnanti e altre figure di riferimento che ruotano intorno al bambino muto selettivo:

  • Evitare di chiedere costantemente “perché non parli ? ” Questo non lo aiuta, aumenta l’ansia facendolo sentire sotto pressione, perché non è che non vuole  parlare, ma non riesce ad emettere la voce per un meccanismo a lui poco chiaro.
  • Evitare di farlo parlare a tutti i costi. Non abbiate fretta , le parole usciranno quando i livelli d’ansia saranno più bassi e il bambino si sentirà a suo agio nel gestire la sua situazione emotiva interna.
  • Evitare di chiedergli perché in un contesto parla e in un altro no.
  • Evitare di ammaliarlo promettendogli regali o voti alti nel caso parlasse.
  • Evitare assolutamente i ricatti.
  • Evitare le provocazioni.
  • Evitare di eccedere con i rinforzi positivi, evitando clamorosi festeggiamenti nel caso parlasse, proprio per non farlo sentire al centro dell’attenzione che è proprio quello che il bimbo non vuole.

Bisogna sempre ricordarsi che il problema non è il parlare o non parlare, il problema è l’ansia. . Il nostro intento è quello di abbassare l’ansia al fine di portarlo a parlare con un numero di persone sempre più numeroso e in diversi contesti, e questo può accadere solo quando i livelli d’ansia si abbassano.

Non sottovalutate il problema e non dimenticate che è sempre meglio chiedere aiuto ad un esperto!

Dott.ssa Alexandra Benincasa

PSICOLIBRO

Libro: “Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte” di Mark Haddon

 

Oggi , in questa giornata dedicata all’autismo, mi è venuto in mente un libro che lessi molti ma molti anni fa.

Uno di quei libri che ti entrano dentro e che difficilmente dimentichi. Una storia, scorrevole, che racconta il rapporto tra l’autismo e il mondo esterno, che narra delle difficoltà e sofferenze del protagonista, della sua determinazione, dei vissuti diversi dei genitori rispetto alla condizione del proprio figlio.

Un libro che inizia come un giallo ma che pagina dopo pagina svela le vicende di un ragazzino affetto dalla sindrome di Asperger.

Un libro che consiglio di leggere e far leggere soprattutto ai ragazzi.
Dott.ssa Alexandra Benincasa

TU NON SEI…TU HAI

 

“Uomo libero, amerai sempre il mare! Il mare è il tuo specchio: contempli la tua anima nel volgersi infinito dell’onda che rotola”

Charles Baudelaire

Non fatevi ingannare dalla nostra cultura ottusa ed egoista che ci vuole ignoranti, quindi poco curiosi e poco avidi di sapere, ci sazia con le sue dottrine ed etichette che vestiamo come tanti attori perdendo il nostro vero io.

Noi non siamo il nostro nome, non siamo il nostro cognome, non siamo la nostra professione, se riusciamo a guardarci in questa ottica avremo un primo momento di smarrimento, poi finalmente navigheremo nell’incertezza  che altro non è se non la totale libertà. Allora avrò la possibilità di incontrare il vero Io.
Disattiva il verbo“sei” e utilizza quello dell’ “hai”.

Tu non sei la tua storia passata, tu hai una storia passata. Basta cambiare verbo per cambiare la prospettiva.

Ecco perché in seduta, a volte, mi piace chiedere ai pazienti non la loro storia passata ma quello che vogliono fare in futuro(io sarò quello che sarò).
Tu non sai più chi sei allora sei, in quel momento sei!
La totale incertezza se ribalti il punto di vista è la totale libertà !

Dott.ssa Alexandra Benincasa

 

Cercare la felicità fuori di noi è come aspettare il sorgere del sole in una grotta rivolta a nord.
(Proverbio tibetano)

Non abbiamo bisogno di più soldi, più successo, nè di un corpo diverso o di una macchina nuova per essere felici, l’unico fattore davvero essenziale è il nostro stato mentale, l’unico strumento a nostra disposizione per raggiungere la felicità.
Ciò che dobbiamo capire è che la nostra mente è fatta di tanti, tanti pensieri diversi. Alcuni di questi sono preziosi e vanno coltivati, curati e alimentati, altri sono molto dannosi e negativi e vanno ridotti, ignorati.

Il passo successivo è imparare in che modo queste emozioni, pensieri e comportamenti negativi ci danneggiano e come quelli positivi ci giovano. Poi seguendo il principio di causalità (nel Buddhismo ritenuto una legge della natura) dovremmo vedere quali cause producono la felicità e fare in modo che le condizioni e i fattori da cui si origina aumentino e cercare di favorirle il più possibile. Viceversa cercare di limitare e ridurre tutte quelle circostanze e condizioni da cui si origina la sofferenza!

Per esempio l’odio, la gelosia, la rabbia ,l’invidia sono stati negativi della mente perchè distruggono la nostra felicità; quando nutriamo odio o ostilità per qualcuno, quando noi stessi siamo pieni di odio anche gli altri esseri umani ci appaiono ostili, sicchè abbiamo più paura, proviamo un senso di insicurezza, ci chiudiamo e di conseguenza aumenta la sensazione di sentirsi soli in un mondo percepito come ostile. Stati mentali come la gentilezza e la compassione sono invece molto positivi, schiudono la nostra porta interna. Scopriamo che tutti gli esseri umani sono come noi, saremo più propensi a instaurare relazioni di amicizia, sperimentando un senso di fiducia, serenità.

Quindi possiamo cambiare e il segreto della felicità sta nelle nostre mani.
Quali pensieri e sentimenti voglio coltivare oggi?

Dott.ssa Alexandra Benincasa

 

IL DONO

IL DONO

 

“Il valore di una persona risiede in ciò che è capace di dare e non in ciò che è capace di prendere” Albert Einstein

 

Vi è mai capitato  che vostro figlio, oppure un nipotino, un alunno o un bambino in generale si sia avvicinato per donarvi qualcosa?

Magari un disegno fatto da lui, un suo giochino, un sassolino e con uno sguardo felice magari vi ha pure ringraziato! A me spesso capita con mia figlia, quasi tutti i giorni quando vado a prenderla all’ uscita dell’asilo ha sempre dei bellissimi disegni, tutti colorati, da regalarmi e nel suo gesto, nei suoi occhi io leggo tanta gioia e felicità.

Allora mi viene da pensare che, come affermavano gli antichi saggi, il potere del DONO non risiede in sé nell’oggetto del dono, ma nell’intento che sta dietro. Pensateci un attimo! Come vi siete sentiti o come vi sentite quando anche voi donate qualcosa?

Burt dice: “la gioia è una delle forme più grandi  e più semplici di gratitudine”.

Questo succede perché donare non apre solo il cuore di chi riceve ma apre soprattutto il cuore di chi dona. Si apre un canale fra chi dà e chi riceve dove fluisce l’amore.

Provate a tenere un diario e provate a fare 3 atti di gentilezza ogni giorno e annotate poi quali sono i vostri pensieri, i vostri stati d’animo predominanti durante la giornata. Dopo tre settimane provate a verificare qual è lo stato d’animo che risalta e domina e quali sono i pensieri più frequenti e soprattutto notate come sono cambiate le vostre relazioni con gli altri, con le persone che avete intorno e come il mondo intorno a voi è cambiato rispetto a voi stessi.

Allora , in virtù di quanto detto, riflettete: “Quando doni qualcosa è davvero la persona a cui doni a ricevere?”

Se ti va lascia un commento!

Dott.ssa Alexandra Benincasa

L’IMPORTANZA DELLA COMPASSIONE

“Se volete che gli altri siano felici praticate la compassione, e se voi stessi volete essere felici praticate la compassione”
Dalai Lama

Bisogna essere uniti agli altri e al mondo in cui viviamo e sentirci gli uni vicino agli altri. Quando aiutiamo gli altri, ampliamo l’orizzonte della nostra mente quindi siamo in grado di vedere i nostri piccoli problemi in una prospettiva più realistica. Ciò che prima ci sembrava spaventoso e insopportabile, e ingigantiva le difficoltà, tende a ridimensionarsi.

Quando siamo uniti agli altri, siamo in grado di aprire il cuore e metterci in contatto con gli altri. Così facendo acquisiamo una sensazione di maggiore sicurezza, di fiducia e un vero senso di libertà

La felicità è possibile e la chiave sta nelle nostre mani. Noi possiamo praticarla così come possiamo farlo per qualsiasi altra disciplina, coltivandola direttamente attraverso l’impegno e l’esercizio. Rimodellando i nostri atteggiamenti e le nostre concezioni.
Molti studi scientifici hanno confermato oggi che esiste una stretta correlazione tra felicità personale e la gentilezza, la compassione e la cura degli altri, dimostrando non soltanto che le persone più felici tendono ad essere più sensibili e più disponibili a entrare in contatto con gli altri e ad aiutarli, ma anche che un individuo coltivando deliberatamente la gentilezza e la compassione, sperimenterà una maggiore felicità.

Applicate queste idee nella vita quotidiana, provate a compiere un atto compassionevole al giorno, una buona azione o un atto di gentilezza e scoprirete un modo per trascendere le sofferenze e le avversità e intraprenderete il vero cammino verso la felicità.

Inizia oggi!

Dott.ssa Alexandra Benincasa

QUANDO TU DESIDERI QUALCOSA?

“Quando tu desideri qualcosa, tutto l’universo cospira affinchè tu realizzi il tuo desiderio”.

 

Durante le sedute, alcune volte è capitato che le persone mi chiedano di aiutarle a scoprire quale sia la loro vera passione o il loro scopo nella vita. Tutte le volte rispondo con un’altra domanda che rivolgo anche a te che stai leggendo: “ti sei mai soffermato a riflettere sulle passioni?”

Questo comporta un momento di introspezione, cioè soffermarsi e guardarsi dentro, ascoltare le proprie emozioni e il proprio cuore. Devi sapere che il grande ostacolo nella ricerca della propria passione sono le sabbie mobili mentali che ci inibiscono.

Da dove cominciare?

Allora il primo passo da compiere è cogliere tutte le opportunità che si presentano, anche nel corso della giornata  e vi assicuro che sono tante, iniziando anche dalle più piccole, così iniziamo a creare un movimento.

Il secondo passo è quello di spolverare e reclutare la tua curiosità, quella che da bambino ti faceva scoprire tante cose nuove e ti portava a farti tante domande  e che crescendo hai relegato in un angolino del tuo essere. La curiosità è lo strumento dell’istinto, quando vuole attirare la nostra attenzione sui desideri del cuore.  Le idee sbucano di continuo nella nostra testolina, ma spesso le lasciamo scivolare via.  Invece bisogna approfondire i propri interessi, piano piano , con la lettura , dei video, tutorial, .corsi, condivisione con gli amici e infine stiliamo un piano d’azione. Bisogna esplorare le proprie intuizioni…

Terzo passo, dai ascolto al tuo impulso, la voce del cuore. Inizi a riconoscere che quella è una tua passione perché senti quell’istinto, ti batte il cuore, sorridi quando pensi a quel progetto o quando ti metti a lavorare su quell’obiettivo e il tempo passa e tu non te ne rendi conto. Allora quella è una passione. Coltivala e vedrai che una piccola spinta iniziale può creare uno slancio incredibile.

Quarto passo, ci vuole un po’ di costanza ed impegno,  niente avviene per magia o applicando chissà quale formula matematica.! Sei pronto ad impegnarti? Allora passa all’azione. Sono sicura che possiamo avere tutto quel che desideriamo se ascoltiamo il cuore. E la tua passione prenderà corpo e diventerà anche la tua principale attività.

Tutto inizia credendo in se stessi, una capacità che è radicata nel coraggio di spingersi oltre.

Ricorda “ognuno di noi è come gli altri ma anche unico”.

Dott.ssa Alexandra Benincasa

 

 

LA CENERE NEL BICCHIERE

 

 

Un uomo si sentiva perennemente oppresso dalle difficoltà della vita e se ne lamentò con un famoso maestro di spirito. 
– “Non ce la faccio più! Questa vita mi è insopportabile”. 
Il maestro prese una manciata di cenere e la lasciò cadere in un bicchiere pieno di limpida acqua da bere che aveva sul tavolo, dicendo: “Queste… sono le tue sofferenze”. 
Tutta l’acqua del bicchiere si intorbidì e s’insudiciò. 
Il maestro la buttò via.
Il maestro prese un’altra manciata di cenere, identica alla precedente, la fece vedere all’uomo, poi si affacciò alla finestra e la buttò nel mare. La cenere si disperse in un attimo e il mare rimase esattamente come prima.
– “Vedi?” spiegò il maestro “ogni giorno devi decidere se essere un bicchiere d’acqua o il mare”.

Troppi cuori piccoli, troppi animi esitanti, troppe menti ristrette e braccia rattrappite. Una delle mancanze più serie del nostro tempo è il coraggio, il vero coraggio che di fronte ad ogni problema fa dire tranquillamente: “Da qualche parte certamente c’è una soluzione e io la troverò”.

– B. Ferrero

 

LIVE YOUR DREAM

 

 

Nasciamo con la capacità di imparare a SOGNARE e gli adulti, ormai addomesticati  dalle regole sociali, culturali e religiose, ci insegnano a sognare nel modo in cui sogna la società.  Da Bambini non abbiamo mai avuto la possibilità di scegliere in cosa credere, che lingua parlare, quale religione sposare, in quali valori credere. Non abbiamo scelto neppure il nostro nome. Ci siamo limitati a credere in modo incondizionato a quello che ci è stato detto, perché i bambini credono a tutto quello che gli adulti dicono e la loro fede è così forte che il sistema di credenze controlla tutto il sogno della loro vita.

Non abbiamo scelto quelle credenze, forse in alcuni momenti della nostra vita ci siamo anche ribellati a esse, con il risultato di essere puniti. Quando invece obbedivamo, ricevevamo una ricompensa. Come si dice “bastone e carota”, così siamo sati addomesticati, ripetendo, una volta venuti adulti, lo stesso copione con i nostri figli. Quando fanno  ciò che mamma e papà dicono loro di fare, ricevono complimenti, in caso contrario sono cattivi.

Crescendo  tra la paura di essere puniti e quella di non ricevere la ricompensa, abbiamo iniziato a fingere di essere ciò che non siamo, soltanto per accontentare gli altri, per essere “bravi” secondo i loro standard. Cerchiamo di compiacere mamma e papà, gli insegnanti, i sacerdoti e così cominciamo a recitare. Fingiamo di essere ciò che non siamo per paura di essere rifiutati. Questa paura si trasforma nella paura di non essere abbastanza bravi e alla fine diventiamo ciò che non siamo. Diventiamo una copia delle credenze della nostra società , cultura e religione.

Siamo stati plasmati talmente bene che a un certo punto della vita non abbiamo più bisogno di istruzioni e diventiamo noi stessi il nostro istruttore, seguendo il sistema di credenze che ci è stato trasmesso e che governa anche i nostri sogni. Qualunque cosa vada contro queste “credenze” ci fa provare una strana sensazione: la paura. Ogni cosa che sfida ciò in cui crediamo ci rende insicuri. Ma, attenzione, Il novanta percento delle convinzioni immagazzinate nella nostra mente sono false e noi soffriamo perché le crediamo vere.

Per questo c’è bisogno di grande coraggio per sfidare le nostre convinzioni e riappropriarsi del sogno originale.  Invece di vivere la vita  facendo ciò che gli altri si aspettino che noi facciamo, cominciamo con il creare il nostro sogno. Guardiamoci dentro e facciamoci guidare dal nostro cuore.

Dedichiamo più tempo a ciò che ci rende felici ed è in armonia con le nostre aspirazioni. Assaporiamo il più possibile la bellezza di ogni istante, prendiamoci cura di noi stessi. Apriamo le porte al dolore, accogliamolo e solo dopo ci condurrà alla trasformazione, mentre ciò a cui resistiamo, persiste. Iniziamo con un piccolo passo alla volta. Costruiamoci le nostre credenze!

Una volta trovato il nostro sogno, funziona come una bussola che ci indirizza verso le cose per le quali proviamo un entusiasmo sincero, quelle che rispondono davvero ai bisogni della nostra interiorità.

 

“Ciò che si rimpiange non è l’irraggiungibile, ma il raggiungibile non raggiunto”

 

Dott.ssa Alexandra Benincasa

 

Aiutare i bambini a creare se stessi

 

 

Educare non significa creare, ma aiutare i bambini a creare se stessi.

Un maestro Sufi aveva l’abitudine di raccontare una parabola alla fine di ogni lezione, ma gli studenti non ne capivano sempre il messaggio.

– Maestro – disse un giorno con aria di sfida uno degli studenti – ci racconti sempre una storia, ma non ci spieghi mai il suo significato più profondo.

– Vi chiedo perdono per questo – si scusò il maestro -, permettimi di riparare al mio errore, intanto ti offro questo pesce che ho appena pescato.

– Grazie maestro.

– Tuttavia, vorrei ringraziarti come meriti. Mi permetti di pulirti il pesce?

– Sì, ti ringrazio molto – rispose lo studente sorpreso e lusingato dall’offerta del maestro.

– Ti farebbe piacere, dal momento che ho il coltello in mano, che lo taglio anche in piccoli pezzi in modo tale che ti sia più comodo mangiarlo?

– Mi piacerebbe, ma non voglio abusare della tua generosità, maestro.

– Non è un abuso se te lo offro io. Voglio solo compiacerti in tutto ciò che posso. Permettimi anche di cucinartelo e di masticarlo prima di dartelo.

– No maestro, non mi piacerebbe che facessi questo! – rispose lo studente sorpreso e scioccato.

Il maestro fece una pausa, sorrise e disse:

– Se io spiegassi il significato di ciascuna delle storie ai miei studenti, sarebbe come dargli da mangiare della frutta già masticata.
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