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IL DONO

IL DONO

 

“Il valore di una persona risiede in ciò che è capace di dare e non in ciò che è capace di prendere” Albert Einstein

 

Vi è mai capitato  che vostro figlio, oppure un nipotino, un alunno o un bambino in generale si sia avvicinato per donarvi qualcosa?

Magari un disegno fatto da lui, un suo giochino, un sassolino e con uno sguardo felice magari vi ha pure ringraziato! A me spesso capita con mia figlia, quasi tutti i giorni quando vado a prenderla all’ uscita dell’asilo ha sempre dei bellissimi disegni, tutti colorati, da regalarmi e nel suo gesto, nei suoi occhi io leggo tanta gioia e felicità.

Allora mi viene da pensare che, come affermavano gli antichi saggi, il potere del DONO non risiede in sé nell’oggetto del dono, ma nell’intento che sta dietro. Pensateci un attimo! Come vi siete sentiti o come vi sentite quando anche voi donate qualcosa?

Burt dice: “la gioia è una delle forme più grandi  e più semplici di gratitudine”.

Questo succede perché donare non apre solo il cuore di chi riceve ma apre soprattutto il cuore di chi dona. Si apre un canale fra chi dà e chi riceve dove fluisce l’amore.

Provate a tenere un diario e provate a fare 3 atti di gentilezza ogni giorno e annotate poi quali sono i vostri pensieri, i vostri stati d’animo predominanti durante la giornata. Dopo tre settimane provate a verificare qual è lo stato d’animo che risalta e domina e quali sono i pensieri più frequenti e soprattutto notate come sono cambiate le vostre relazioni con gli altri, con le persone che avete intorno e come il mondo intorno a voi è cambiato rispetto a voi stessi.

Allora , in virtù di quanto detto, riflettete: “Quando doni qualcosa è davvero la persona a cui doni a ricevere?”

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Dott.ssa Alexandra Benincasa

L’IMPORTANZA DELLA COMPASSIONE

“Se volete che gli altri siano felici praticate la compassione, e se voi stessi volete essere felici praticate la compassione”
Dalai Lama

Bisogna essere uniti agli altri e al mondo in cui viviamo e sentirci gli uni vicino agli altri. Quando aiutiamo gli altri, ampliamo l’orizzonte della nostra mente quindi siamo in grado di vedere i nostri piccoli problemi in una prospettiva più realistica. Ciò che prima ci sembrava spaventoso e insopportabile, e ingigantiva le difficoltà, tende a ridimensionarsi.

Quando siamo uniti agli altri, siamo in grado di aprire il cuore e metterci in contatto con gli altri. Così facendo acquisiamo una sensazione di maggiore sicurezza, di fiducia e un vero senso di libertà

La felicità è possibile e la chiave sta nelle nostre mani. Noi possiamo praticarla così come possiamo farlo per qualsiasi altra disciplina, coltivandola direttamente attraverso l’impegno e l’esercizio. Rimodellando i nostri atteggiamenti e le nostre concezioni.
Molti studi scientifici hanno confermato oggi che esiste una stretta correlazione tra felicità personale e la gentilezza, la compassione e la cura degli altri, dimostrando non soltanto che le persone più felici tendono ad essere più sensibili e più disponibili a entrare in contatto con gli altri e ad aiutarli, ma anche che un individuo coltivando deliberatamente la gentilezza e la compassione, sperimenterà una maggiore felicità.

Applicate queste idee nella vita quotidiana, provate a compiere un atto compassionevole al giorno, una buona azione o un atto di gentilezza e scoprirete un modo per trascendere le sofferenze e le avversità e intraprenderete il vero cammino verso la felicità.

Inizia oggi!

Dott.ssa Alexandra Benincasa

QUANDO TU DESIDERI QUALCOSA?

“Quando tu desideri qualcosa, tutto l’universo cospira affinchè tu realizzi il tuo desiderio”.

 

Durante le sedute, alcune volte è capitato che le persone mi chiedano di aiutarle a scoprire quale sia la loro vera passione o il loro scopo nella vita. Tutte le volte rispondo con un’altra domanda che rivolgo anche a te che stai leggendo: “ti sei mai soffermato a riflettere sulle passioni?”

Questo comporta un momento di introspezione, cioè soffermarsi e guardarsi dentro, ascoltare le proprie emozioni e il proprio cuore. Devi sapere che il grande ostacolo nella ricerca della propria passione sono le sabbie mobili mentali che ci inibiscono.

Da dove cominciare?

Allora il primo passo da compiere è cogliere tutte le opportunità che si presentano, anche nel corso della giornata  e vi assicuro che sono tante, iniziando anche dalle più piccole, così iniziamo a creare un movimento.

Il secondo passo è quello di spolverare e reclutare la tua curiosità, quella che da bambino ti faceva scoprire tante cose nuove e ti portava a farti tante domande  e che crescendo hai relegato in un angolino del tuo essere. La curiosità è lo strumento dell’istinto, quando vuole attirare la nostra attenzione sui desideri del cuore.  Le idee sbucano di continuo nella nostra testolina, ma spesso le lasciamo scivolare via.  Invece bisogna approfondire i propri interessi, piano piano , con la lettura , dei video, tutorial, .corsi, condivisione con gli amici e infine stiliamo un piano d’azione. Bisogna esplorare le proprie intuizioni…

Terzo passo, dai ascolto al tuo impulso, la voce del cuore. Inizi a riconoscere che quella è una tua passione perché senti quell’istinto, ti batte il cuore, sorridi quando pensi a quel progetto o quando ti metti a lavorare su quell’obiettivo e il tempo passa e tu non te ne rendi conto. Allora quella è una passione. Coltivala e vedrai che una piccola spinta iniziale può creare uno slancio incredibile.

Quarto passo, ci vuole un po’ di costanza ed impegno,  niente avviene per magia o applicando chissà quale formula matematica.! Sei pronto ad impegnarti? Allora passa all’azione. Sono sicura che possiamo avere tutto quel che desideriamo se ascoltiamo il cuore. E la tua passione prenderà corpo e diventerà anche la tua principale attività.

Tutto inizia credendo in se stessi, una capacità che è radicata nel coraggio di spingersi oltre.

Ricorda “ognuno di noi è come gli altri ma anche unico”.

Dott.ssa Alexandra Benincasa

 

 

LA CENERE NEL BICCHIERE

 

 

Un uomo si sentiva perennemente oppresso dalle difficoltà della vita e se ne lamentò con un famoso maestro di spirito. 
– “Non ce la faccio più! Questa vita mi è insopportabile”. 
Il maestro prese una manciata di cenere e la lasciò cadere in un bicchiere pieno di limpida acqua da bere che aveva sul tavolo, dicendo: “Queste… sono le tue sofferenze”. 
Tutta l’acqua del bicchiere si intorbidì e s’insudiciò. 
Il maestro la buttò via.
Il maestro prese un’altra manciata di cenere, identica alla precedente, la fece vedere all’uomo, poi si affacciò alla finestra e la buttò nel mare. La cenere si disperse in un attimo e il mare rimase esattamente come prima.
– “Vedi?” spiegò il maestro “ogni giorno devi decidere se essere un bicchiere d’acqua o il mare”.

Troppi cuori piccoli, troppi animi esitanti, troppe menti ristrette e braccia rattrappite. Una delle mancanze più serie del nostro tempo è il coraggio, il vero coraggio che di fronte ad ogni problema fa dire tranquillamente: “Da qualche parte certamente c’è una soluzione e io la troverò”.

– B. Ferrero

 

LIVE YOUR DREAM

 

 

Nasciamo con la capacità di imparare a SOGNARE e gli adulti, ormai addomesticati  dalle regole sociali, culturali e religiose, ci insegnano a sognare nel modo in cui sogna la società.  Da Bambini non abbiamo mai avuto la possibilità di scegliere in cosa credere, che lingua parlare, quale religione sposare, in quali valori credere. Non abbiamo scelto neppure il nostro nome. Ci siamo limitati a credere in modo incondizionato a quello che ci è stato detto, perché i bambini credono a tutto quello che gli adulti dicono e la loro fede è così forte che il sistema di credenze controlla tutto il sogno della loro vita.

Non abbiamo scelto quelle credenze, forse in alcuni momenti della nostra vita ci siamo anche ribellati a esse, con il risultato di essere puniti. Quando invece obbedivamo, ricevevamo una ricompensa. Come si dice “bastone e carota”, così siamo sati addomesticati, ripetendo, una volta venuti adulti, lo stesso copione con i nostri figli. Quando fanno  ciò che mamma e papà dicono loro di fare, ricevono complimenti, in caso contrario sono cattivi.

Crescendo  tra la paura di essere puniti e quella di non ricevere la ricompensa, abbiamo iniziato a fingere di essere ciò che non siamo, soltanto per accontentare gli altri, per essere “bravi” secondo i loro standard. Cerchiamo di compiacere mamma e papà, gli insegnanti, i sacerdoti e così cominciamo a recitare. Fingiamo di essere ciò che non siamo per paura di essere rifiutati. Questa paura si trasforma nella paura di non essere abbastanza bravi e alla fine diventiamo ciò che non siamo. Diventiamo una copia delle credenze della nostra società , cultura e religione.

Siamo stati plasmati talmente bene che a un certo punto della vita non abbiamo più bisogno di istruzioni e diventiamo noi stessi il nostro istruttore, seguendo il sistema di credenze che ci è stato trasmesso e che governa anche i nostri sogni. Qualunque cosa vada contro queste “credenze” ci fa provare una strana sensazione: la paura. Ogni cosa che sfida ciò in cui crediamo ci rende insicuri. Ma, attenzione, Il novanta percento delle convinzioni immagazzinate nella nostra mente sono false e noi soffriamo perché le crediamo vere.

Per questo c’è bisogno di grande coraggio per sfidare le nostre convinzioni e riappropriarsi del sogno originale.  Invece di vivere la vita  facendo ciò che gli altri si aspettino che noi facciamo, cominciamo con il creare il nostro sogno. Guardiamoci dentro e facciamoci guidare dal nostro cuore.

Dedichiamo più tempo a ciò che ci rende felici ed è in armonia con le nostre aspirazioni. Assaporiamo il più possibile la bellezza di ogni istante, prendiamoci cura di noi stessi. Apriamo le porte al dolore, accogliamolo e solo dopo ci condurrà alla trasformazione, mentre ciò a cui resistiamo, persiste. Iniziamo con un piccolo passo alla volta. Costruiamoci le nostre credenze!

Una volta trovato il nostro sogno, funziona come una bussola che ci indirizza verso le cose per le quali proviamo un entusiasmo sincero, quelle che rispondono davvero ai bisogni della nostra interiorità.

 

“Ciò che si rimpiange non è l’irraggiungibile, ma il raggiungibile non raggiunto”

 

Dott.ssa Alexandra Benincasa

 

Aiutare i bambini a creare se stessi

 

 

Educare non significa creare, ma aiutare i bambini a creare se stessi.

Un maestro Sufi aveva l’abitudine di raccontare una parabola alla fine di ogni lezione, ma gli studenti non ne capivano sempre il messaggio.

– Maestro – disse un giorno con aria di sfida uno degli studenti – ci racconti sempre una storia, ma non ci spieghi mai il suo significato più profondo.

– Vi chiedo perdono per questo – si scusò il maestro -, permettimi di riparare al mio errore, intanto ti offro questo pesce che ho appena pescato.

– Grazie maestro.

– Tuttavia, vorrei ringraziarti come meriti. Mi permetti di pulirti il pesce?

– Sì, ti ringrazio molto – rispose lo studente sorpreso e lusingato dall’offerta del maestro.

– Ti farebbe piacere, dal momento che ho il coltello in mano, che lo taglio anche in piccoli pezzi in modo tale che ti sia più comodo mangiarlo?

– Mi piacerebbe, ma non voglio abusare della tua generosità, maestro.

– Non è un abuso se te lo offro io. Voglio solo compiacerti in tutto ciò che posso. Permettimi anche di cucinartelo e di masticarlo prima di dartelo.

– No maestro, non mi piacerebbe che facessi questo! – rispose lo studente sorpreso e scioccato.

Il maestro fece una pausa, sorrise e disse:

– Se io spiegassi il significato di ciascuna delle storie ai miei studenti, sarebbe come dargli da mangiare della frutta già masticata.
www.psicoterapiafamiliare.com

IL TEMPO DI SEDERSI DA SOLI

 

 

In questo mondo fatto di rumori e in una cultura che é terrorizzata dal silenzio siamo cresciuti pensando che la solitudine è una tortura, qualcosa da evitare assolutamente.
In realtà è nel silenzio che acquistiamo coscienza.

Non sono forse le pause tra una nota e l’altra a creare la musica.

Tutto ciò che é stato creato proviene dal silenzio. Qualunque forma di creatività esige il silenzio.

Allora createvi degli spazi. Concedetevi il tempo di sedere da soli.
Dott.ssa Alexandra Benincasa

PSICOCURIOSITA’

 

 

Avete mai osservato una testuggine?
In un periodo particolare dell’anno abbandona la tranquillità degli stagni e dei ruscelli per andare in cerca di un posto in cui nidificare.

Sulla terraferma é una creature flemmatica di una lentezze esasperante, non è veloce né forte, né particolarmente intelligente. Però esce dalla sua zona di sicurezza e si espone ai pericoli di ogni genere, perché ha un obiettivo chiaro e non si lascia scoraggiare.

E’ incredibile cosa riesce a fare questa creatura con la sua forza di volontà. E’ un modello di tenacia, impegno e determinazione.

E noi che ci riteniamo esseri superiori, abbiamo ancora molto da imparare dalla natura!

 

LA LEGGE DELLO SLANCIO

 

 

“ Non importa se vai piano, l’importante è che non ti fermi”
Confucio

Di solito giudichiamo il valore di un passo in base alla distanza. Vogliamo fare passi giganteschi per avanzare rapidamente con grandi salti, sottovalutando i piccoli passi. Come Dorothy nel Mago di Oz, vorremmo battere i tacchi e andare da qui a lì anche quando il “lì” nemmeno si vede.
Spesso non ci accorgiamo di quanto i piccoli passi siano fondamentali. Creano movimento. Passiamo dal non fare una cosa al farla, seppure in minima misura. Per dirla con le leggi della fisica, si verifica una transizione da un corpo fermo a uno in movimento.
Ricordate cosa diceva la prima legge della dinamica, conosciuta anche come, “principio d’inerzia”:
“ Un oggetto fermo tende a rimanere fermo,
e un oggetto in movimento tende a rimanere a rimanere in movimento
con la stessa velocità e nella stessa direzione
a meno che non subisca l’azione di una forza esterna.” Isaac Newton

Isaac Newton, mente straordinaria, si rese conto che quando un oggetto era fermo sarebbe rimasto fermo a meno che qualcosa non lo spingesse. E anche quando un oggetto è in movimento rimarrà in movimento finché non interviene una forza esterna a fermarlo. Questo principio d’inerzia è quello che in psicologia viene chiamato slancio , ed è proprio per questa ragione che i piccoli passi possono essere preziosi.
Ci vuole poco per creare lo slancio!

Molti premi Nobel scrivono libri imponendosi di buttare giù una pagina al giorno, altri si prefissano di scrivere per un minuto al giorno, che poi diventano cinque o quaranta. E’ così che sfruttano la prima della legge della fisica di Newton, generando uno slancio e sfruttandolo per portare a termine la propria impresa.

Lo slancio iniziale non garantisce che resterete in movimento. Ci saranno sempre delle forze che vi remeranno contro: variabili interne ( come la paura, l’ansia…) ed esterne ( come malattie, disturbi fisici improvvisi…).
Magari decidete di fare una determinata cosa ogni mattina per un mese e poi saltate un giorno
. Dovete ricominciare e mettervi in movimento, ma non siete la stessa persona di un mese fa. Avete una storia diversa.
Una volta compreso il concetto di slancio, potete usarlo a vostro favore e quando vi renderete conto di essere diventati dei “corpi fermi”, avrete la certezza che resterete tali a meno che non cambi qualcosa.

Dovete imparare a fare il primo passo per trasformarvi da “corpi fermi” a “corpi n movimento”.
Mentre cercate di capire come procedere, sbrigatevi a mettere in atto il primo piccolo passo.

Ora tocca a te!!

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ILTRIANGOLO DELLO STRESS

Si sente tanto parlare di stress. Quasi tutti siamo sottoposti a ritmi frenetici che ci assorbono e lasciano poco spazio di manovra per le cose a noi utili e salutari.

Secondo alcuni studi a stressare maggiormente le persone sembrerebbero essere tre cose, una sorta di triangolo dello stress. La prima è l’impossibilità di portare a termine un compito che ci si era prefissi. La seconda è prendere più impegni di quanti se ne possa gestire nel tempo che si ha a disposizione. Infine, il brutto vizio di aspettare sempre l’ultimo momento. Queste sono ricette sicure per il fallimento.

Alcuni consigli.

Vi siete mai chiesti quali sono gli effetti delle azioni che restano incompiute?. Non bisogna dimenticare i contrattempi, possiamo prevedere alcune cose ma non tutte. Che lo vogliamo oppure no , gli altri dipendono da noi. Siamo tutti intrecciati da una rete compatta e quando veniamo meno ai nostri doveri, questa struttura si deforma e inevitabilmente avrà un impatto sugli altri. In alcuni casi qualcun altro sopperirà alla nostra mancanza, alimentando risentimento, frustrazione e delusione. Fate quindi delle scelte più realistiche, mettete in conto che le cose richiedono molto più tempo di quello che prevedete, organizzatevi e passate all’azione.

Considerate l’uso responsabile della parola NO. In un mondo pieno di opportunità, svaghi e obiettivi dobbiamo scegliere quando dire si e quando rispondere “Grazie per avermelo chiesto. Sono onorato, ma non ora. Al momento ho molta carne sul fuoco e, finchè non mi libero di qualcosa, non c’è spazio per nient’altro”.

Quando vi sentite sopraffatti non dimenticate che lo sforzo fisico o un attività intensa possono contribuire a ridurre lo stress. Lo sforzo fisico concede una pausa al cervello e aiuta a dimenticare i problemi frustanti. Concedetevi allora uno stacco di 10 minuti per una corsetta, una pedalata o per riordinare la vostra stanza, così quando ritornerete avrete una visione più chiara o nuova della situazione, comunque la affronterete con un’energia diversa, più produttiva.

Un autorevole esperto in materia, il dottor H. Selye, assicura che non solo siamo in grado di gestire agenti stressanti quotidiani, ma soprattutto che possiamo sfruttare il comportamento per contenere lo stress dannoso. “Lo stress è il sale della vita” afferma “e scaturisce da attività piacevoli e spiacevoli”.
L’obiettivo non è allora sbarazzarsene completamente, perché equivarrebbe a morire, bensì vivere in modo tale da limitare al massimo le forme più nocive.

I Consigli di Selye sono:
• Stabilire obiettivi a lungo termine
• Impegnarsi a favore di una causa che ci sta a cuore
• Cercare di vivere e lavorare in un ambiente conforme ai propri valori innati
• Adottare una filosofia della gratitudine
• Ridurre la procrastinazione
• Usare l’esercizio fisico per attenuare la frustrazione
• Ricordare che la mancanza di uno scopo genera stress deleterio
• Considerare il lavoro un fattore positivo, oltre che una necessità fondamentale.
A te cosa stressa di più? (scrivilo tra i commenti)

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Dott.ssa Alexandra Benincasa

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