LA CENERE NEL BICCHIERE

 

 

Un uomo si sentiva perennemente oppresso dalle difficoltà della vita e se ne lamentò con un famoso maestro di spirito. 
– “Non ce la faccio più! Questa vita mi è insopportabile”. 
Il maestro prese una manciata di cenere e la lasciò cadere in un bicchiere pieno di limpida acqua da bere che aveva sul tavolo, dicendo: “Queste… sono le tue sofferenze”. 
Tutta l’acqua del bicchiere si intorbidì e s’insudiciò. 
Il maestro la buttò via.
Il maestro prese un’altra manciata di cenere, identica alla precedente, la fece vedere all’uomo, poi si affacciò alla finestra e la buttò nel mare. La cenere si disperse in un attimo e il mare rimase esattamente come prima.
– “Vedi?” spiegò il maestro “ogni giorno devi decidere se essere un bicchiere d’acqua o il mare”.

Troppi cuori piccoli, troppi animi esitanti, troppe menti ristrette e braccia rattrappite. Una delle mancanze più serie del nostro tempo è il coraggio, il vero coraggio che di fronte ad ogni problema fa dire tranquillamente: “Da qualche parte certamente c’è una soluzione e io la troverò”.

– B. Ferrero

 

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LIVE YOUR DREAM

 

 

Nasciamo con la capacità di imparare a SOGNARE e gli adulti, ormai addomesticati  dalle regole sociali, culturali e religiose, ci insegnano a sognare nel modo in cui sogna la società.  Da Bambini non abbiamo mai avuto la possibilità di scegliere in cosa credere, che lingua parlare, quale religione sposare, in quali valori credere. Non abbiamo scelto neppure il nostro nome. Ci siamo limitati a credere in modo incondizionato a quello che ci è stato detto, perché i bambini credono a tutto quello che gli adulti dicono e la loro fede è così forte che il sistema di credenze controlla tutto il sogno della loro vita.

Non abbiamo scelto quelle credenze, forse in alcuni momenti della nostra vita ci siamo anche ribellati a esse, con il risultato di essere puniti. Quando invece obbedivamo, ricevevamo una ricompensa. Come si dice “bastone e carota”, così siamo sati addomesticati, ripetendo, una volta venuti adulti, lo stesso copione con i nostri figli. Quando fanno  ciò che mamma e papà dicono loro di fare, ricevono complimenti, in caso contrario sono cattivi.

Crescendo  tra la paura di essere puniti e quella di non ricevere la ricompensa, abbiamo iniziato a fingere di essere ciò che non siamo, soltanto per accontentare gli altri, per essere “bravi” secondo i loro standard. Cerchiamo di compiacere mamma e papà, gli insegnanti, i sacerdoti e così cominciamo a recitare. Fingiamo di essere ciò che non siamo per paura di essere rifiutati. Questa paura si trasforma nella paura di non essere abbastanza bravi e alla fine diventiamo ciò che non siamo. Diventiamo una copia delle credenze della nostra società , cultura e religione.

Siamo stati plasmati talmente bene che a un certo punto della vita non abbiamo più bisogno di istruzioni e diventiamo noi stessi il nostro istruttore, seguendo il sistema di credenze che ci è stato trasmesso e che governa anche i nostri sogni. Qualunque cosa vada contro queste “credenze” ci fa provare una strana sensazione: la paura. Ogni cosa che sfida ciò in cui crediamo ci rende insicuri. Ma, attenzione, Il novanta percento delle convinzioni immagazzinate nella nostra mente sono false e noi soffriamo perché le crediamo vere.

Per questo c’è bisogno di grande coraggio per sfidare le nostre convinzioni e riappropriarsi del sogno originale.  Invece di vivere la vita  facendo ciò che gli altri si aspettino che noi facciamo, cominciamo con il creare il nostro sogno. Guardiamoci dentro e facciamoci guidare dal nostro cuore.

Dedichiamo più tempo a ciò che ci rende felici ed è in armonia con le nostre aspirazioni. Assaporiamo il più possibile la bellezza di ogni istante, prendiamoci cura di noi stessi. Apriamo le porte al dolore, accogliamolo e solo dopo ci condurrà alla trasformazione, mentre ciò a cui resistiamo, persiste. Iniziamo con un piccolo passo alla volta. Costruiamoci le nostre credenze!

Una volta trovato il nostro sogno, funziona come una bussola che ci indirizza verso le cose per le quali proviamo un entusiasmo sincero, quelle che rispondono davvero ai bisogni della nostra interiorità.

 

“Ciò che si rimpiange non è l’irraggiungibile, ma il raggiungibile non raggiunto”

 

Dott.ssa Alexandra Benincasa

 

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Aiutare i bambini a creare se stessi

 

 

Educare non significa creare, ma aiutare i bambini a creare se stessi.

Un maestro Sufi aveva l’abitudine di raccontare una parabola alla fine di ogni lezione, ma gli studenti non ne capivano sempre il messaggio.

– Maestro – disse un giorno con aria di sfida uno degli studenti – ci racconti sempre una storia, ma non ci spieghi mai il suo significato più profondo.

– Vi chiedo perdono per questo – si scusò il maestro -, permettimi di riparare al mio errore, intanto ti offro questo pesce che ho appena pescato.

– Grazie maestro.

– Tuttavia, vorrei ringraziarti come meriti. Mi permetti di pulirti il pesce?

– Sì, ti ringrazio molto – rispose lo studente sorpreso e lusingato dall’offerta del maestro.

– Ti farebbe piacere, dal momento che ho il coltello in mano, che lo taglio anche in piccoli pezzi in modo tale che ti sia più comodo mangiarlo?

– Mi piacerebbe, ma non voglio abusare della tua generosità, maestro.

– Non è un abuso se te lo offro io. Voglio solo compiacerti in tutto ciò che posso. Permettimi anche di cucinartelo e di masticarlo prima di dartelo.

– No maestro, non mi piacerebbe che facessi questo! – rispose lo studente sorpreso e scioccato.

Il maestro fece una pausa, sorrise e disse:

– Se io spiegassi il significato di ciascuna delle storie ai miei studenti, sarebbe come dargli da mangiare della frutta già masticata.
www.psicoterapiafamiliare.com

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IL TEMPO DI SEDERSI DA SOLI

 

 

In questo mondo fatto di rumori e in una cultura che é terrorizzata dal silenzio siamo cresciuti pensando che la solitudine è una tortura, qualcosa da evitare assolutamente.
In realtà è nel silenzio che acquistiamo coscienza.

Non sono forse le pause tra una nota e l’altra a creare la musica.

Tutto ciò che é stato creato proviene dal silenzio. Qualunque forma di creatività esige il silenzio.

Allora createvi degli spazi. Concedetevi il tempo di sedere da soli.
Dott.ssa Alexandra Benincasa

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PSICOCURIOSITA’

 

 

Avete mai osservato una testuggine?
In un periodo particolare dell’anno abbandona la tranquillità degli stagni e dei ruscelli per andare in cerca di un posto in cui nidificare.

Sulla terraferma é una creature flemmatica di una lentezze esasperante, non è veloce né forte, né particolarmente intelligente. Però esce dalla sua zona di sicurezza e si espone ai pericoli di ogni genere, perché ha un obiettivo chiaro e non si lascia scoraggiare.

E’ incredibile cosa riesce a fare questa creatura con la sua forza di volontà. E’ un modello di tenacia, impegno e determinazione.

E noi che ci riteniamo esseri superiori, abbiamo ancora molto da imparare dalla natura!

 

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LA LEGGE DELLO SLANCIO

 

 

“ Non importa se vai piano, l’importante è che non ti fermi”
Confucio

Di solito giudichiamo il valore di un passo in base alla distanza. Vogliamo fare passi giganteschi per avanzare rapidamente con grandi salti, sottovalutando i piccoli passi. Come Dorothy nel Mago di Oz, vorremmo battere i tacchi e andare da qui a lì anche quando il “lì” nemmeno si vede.
Spesso non ci accorgiamo di quanto i piccoli passi siano fondamentali. Creano movimento. Passiamo dal non fare una cosa al farla, seppure in minima misura. Per dirla con le leggi della fisica, si verifica una transizione da un corpo fermo a uno in movimento.
Ricordate cosa diceva la prima legge della dinamica, conosciuta anche come, “principio d’inerzia”:
“ Un oggetto fermo tende a rimanere fermo,
e un oggetto in movimento tende a rimanere a rimanere in movimento
con la stessa velocità e nella stessa direzione
a meno che non subisca l’azione di una forza esterna.” Isaac Newton

Isaac Newton, mente straordinaria, si rese conto che quando un oggetto era fermo sarebbe rimasto fermo a meno che qualcosa non lo spingesse. E anche quando un oggetto è in movimento rimarrà in movimento finché non interviene una forza esterna a fermarlo. Questo principio d’inerzia è quello che in psicologia viene chiamato slancio , ed è proprio per questa ragione che i piccoli passi possono essere preziosi.
Ci vuole poco per creare lo slancio!

Molti premi Nobel scrivono libri imponendosi di buttare giù una pagina al giorno, altri si prefissano di scrivere per un minuto al giorno, che poi diventano cinque o quaranta. E’ così che sfruttano la prima della legge della fisica di Newton, generando uno slancio e sfruttandolo per portare a termine la propria impresa.

Lo slancio iniziale non garantisce che resterete in movimento. Ci saranno sempre delle forze che vi remeranno contro: variabili interne ( come la paura, l’ansia…) ed esterne ( come malattie, disturbi fisici improvvisi…).
Magari decidete di fare una determinata cosa ogni mattina per un mese e poi saltate un giorno
. Dovete ricominciare e mettervi in movimento, ma non siete la stessa persona di un mese fa. Avete una storia diversa.
Una volta compreso il concetto di slancio, potete usarlo a vostro favore e quando vi renderete conto di essere diventati dei “corpi fermi”, avrete la certezza che resterete tali a meno che non cambi qualcosa.

Dovete imparare a fare il primo passo per trasformarvi da “corpi fermi” a “corpi n movimento”.
Mentre cercate di capire come procedere, sbrigatevi a mettere in atto il primo piccolo passo.

Ora tocca a te!!

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ILTRIANGOLO DELLO STRESS

Si sente tanto parlare di stress. Quasi tutti siamo sottoposti a ritmi frenetici che ci assorbono e lasciano poco spazio di manovra per le cose a noi utili e salutari.

Secondo alcuni studi a stressare maggiormente le persone sembrerebbero essere tre cose, una sorta di triangolo dello stress. La prima è l’impossibilità di portare a termine un compito che ci si era prefissi. La seconda è prendere più impegni di quanti se ne possa gestire nel tempo che si ha a disposizione. Infine, il brutto vizio di aspettare sempre l’ultimo momento. Queste sono ricette sicure per il fallimento.

Alcuni consigli.

Vi siete mai chiesti quali sono gli effetti delle azioni che restano incompiute?. Non bisogna dimenticare i contrattempi, possiamo prevedere alcune cose ma non tutte. Che lo vogliamo oppure no , gli altri dipendono da noi. Siamo tutti intrecciati da una rete compatta e quando veniamo meno ai nostri doveri, questa struttura si deforma e inevitabilmente avrà un impatto sugli altri. In alcuni casi qualcun altro sopperirà alla nostra mancanza, alimentando risentimento, frustrazione e delusione. Fate quindi delle scelte più realistiche, mettete in conto che le cose richiedono molto più tempo di quello che prevedete, organizzatevi e passate all’azione.

Considerate l’uso responsabile della parola NO. In un mondo pieno di opportunità, svaghi e obiettivi dobbiamo scegliere quando dire si e quando rispondere “Grazie per avermelo chiesto. Sono onorato, ma non ora. Al momento ho molta carne sul fuoco e, finchè non mi libero di qualcosa, non c’è spazio per nient’altro”.

Quando vi sentite sopraffatti non dimenticate che lo sforzo fisico o un attività intensa possono contribuire a ridurre lo stress. Lo sforzo fisico concede una pausa al cervello e aiuta a dimenticare i problemi frustanti. Concedetevi allora uno stacco di 10 minuti per una corsetta, una pedalata o per riordinare la vostra stanza, così quando ritornerete avrete una visione più chiara o nuova della situazione, comunque la affronterete con un’energia diversa, più produttiva.

Un autorevole esperto in materia, il dottor H. Selye, assicura che non solo siamo in grado di gestire agenti stressanti quotidiani, ma soprattutto che possiamo sfruttare il comportamento per contenere lo stress dannoso. “Lo stress è il sale della vita” afferma “e scaturisce da attività piacevoli e spiacevoli”.
L’obiettivo non è allora sbarazzarsene completamente, perché equivarrebbe a morire, bensì vivere in modo tale da limitare al massimo le forme più nocive.

I Consigli di Selye sono:
• Stabilire obiettivi a lungo termine
• Impegnarsi a favore di una causa che ci sta a cuore
• Cercare di vivere e lavorare in un ambiente conforme ai propri valori innati
• Adottare una filosofia della gratitudine
• Ridurre la procrastinazione
• Usare l’esercizio fisico per attenuare la frustrazione
• Ricordare che la mancanza di uno scopo genera stress deleterio
• Considerare il lavoro un fattore positivo, oltre che una necessità fondamentale.
A te cosa stressa di più? (scrivilo tra i commenti)

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PSICOCURIOSITA’

PSICOCURIOSITA

Sapevate che il NAIKAN è un metodo di auto-riflessione e introspezione giapponese molto interessante proveniente da buddismo Shin.

Il NAIKAN si basa su una strategia sistematica per la riflessione su se stessi e le proprie relazioni, utile per apprezzare le attenzioni e il sostegno che riceviamo dagli altri e che spesso diamo per scontato. Aumenta inoltre la consapevolezza dell’impatto che la nostra vita ha sull’ambiente circostante.

In sostanza riusciamo a vedere noi stessi dalla prospettiva del mondo anziché dalla nostra.

Il metodo si basa su tre semplici domande:

che cosa ho ricevuto da…?
– che cosa ho dato a…?
– quali preoccupazioni e difficoltà ho causato a…?

Questi interrogativi formano come una cornice entro cui racchiudere la nostra riflessione su genitori, amici, insegnanti,colleghi, figli, partner.
Prova a prenderti un determinato periodo di tempo, anche breve come un giorno, per rispondere a questi quesiti.

Il NAIKAN aiuta a sostituire il rancore con l’affetto, sviluppando un atteggiamento premuroso. Mette in risalto l’aiuto che gli altri ci danno anche quando crediamo di cavarcela da soli. Ci aiuta a vivere meglio.
Pratica importante e utile per la nostra crescita personale. Gli effetti sono immediati.

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Buon lavoro!!!

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COME SI PUO’ CAMBIARE IN MEGLIO?

 

“Un viaggio di mille miglia comincia con il primo passo” Lao Tzu

 

 

Partiamo da un dato interessante, circa il 92 per cento delle persone che fanno dei propositi per l’anno nuovo non li mantiene.
Questo si spiega perché vogliamo il cambiamento ma lo vogliamo subito, vogliamo perdere dieci chili non nel giro di un anno, ma di un mese. Vogliamo conoscere qualcuno di cui innamorarci e con cui avere una splendida relazione romantica non chissà quando nei prossimi 10 anni, ma nelle prossime settimane. Vogliamo diventare bravi in un arte marziale, in una lingua straniera o nella pittura, ma i risultati devono arrivare presto.

Perché la nostra mente non sopporta l’idea dell’apprendimento e del mutamento graduale.

Ma il più delle volte il cambiamento, quello vero, avviene piano piano, nel corso del tempo.
Se osservate la natura, noterete che i mutamenti sono quasi sempre incrementali. Le piante estendono il proprio territorio di qualche centimetro ogni primavera, e i rami dei sempre verdi si allungano un pochino ogni anno. I cuccioli crescono, il ferro si arrugginisce, i pianoforti si scordano…il cambiamento è la regola, non l’eccezione, non la trasformazione veloce, immediata e radicale.

Allora la strategia di base per “cambiare” è iniziare con un piccolissimo cambiamento e poi migliorarlo fino ad ottenere un progresso significativo. Più piccoli sono i cambiamenti, meno sono faticosi e minore è la paura di fallire o di non essere soddisfatti, ma la loro portata sarà enorme: ogni cambiamento crea da subito un precedente e quindi una nuova abitudine permanente.

Ipotizzate di dover rimettere in sesto il giardino. Il primo passo potrebbe essere uscire, estirpare un erbaccia e piantare una pianta di pomodori. Sembra insignificante…ed è proprio questo il punto. Iniziate da azioni così piccole e insulse da non suscitare alcuna resistenza e da non avere ragioni per rimandare o eludere il compito. L’indomani potreste strappare tre erbacce e piantare due piante. Nel giro di qualche settimana il giardino cambierà volto.
Concludendo, il “mutamento consapevole” richiede alcuni semplici accorgimenti di base: avere un obiettivo chiaro, essere presenti, procedere a piccoli passi, ripetere questa formula ogni giorno ed essere pazienti.
Ora tocca a te!!!

Dott.ssa Alexandra Benincasa

@studiodipsicologiaepsicoterapia

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La trappola delle abitudini

“Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi”A. Einstein
Tutte le scelte che compiamo ogni giorno potrebbero sembrarci il prodotto di decisioni ben ponderate, ma non è così. Secondo alcuni studi oltre il 44% delle azioni compiute giornalmente sono abitudini. E sebbene ogni abitudine abbia un significato relativamente poco importante se considerata da sola, come per esempio i pasti che ordiniamo, la frequenza con cui facciamo attività fisica, il modo in cui organizziamo i pensieri, col passare del tempo hanno un impatto enorme sulla nostra salute, produttività, sicurezza economica e FELICITA’.
Quanti di noi spesso si sentono intrappolati in una nebbia, in una vita che non sembra quella desiderata, sperando che qualcosa cambi, ma passano gli anni e la sensazione è sempre quella di trovarsi in una gabbia invisibile da cui non si riesce a trovare la porta d’uscita. Una vita fatta di routine, tutto sommato sicura, senza ansie, neutra e grigia.  Questa condizione, in cui agiamo per garantire un livello costante di prestazioni , di solito senza un senso di rischio, viene definita come la “zona di comfort”. Ovviamente tutte le persone, per istinto, tendono a rimanere in questa condizione il più a lungo possibile, perché al suo interno si vive “tranquilli”, non si hanno paure e ci si muove in un territorio conosciuto.
Ma più si rimane in questa zona più ogni cambiamento viene visto come negativo, come un problema e non come un’occasione. Per riconquistare la nostra autostima, crescere ed apprendere è necessario uscire dalla propria zona di comfort, affrontare le paure, il disagio e i rischi di fallimento, insomma iniziare a vivere davvero. La spirale del circolo vizioso può liberarsi nella spirale del circolo virtuoso, quello della crescita.
Cosa fare allora per uscire dalla propria zona di comfort?
Alcuni piccoli consigli possono tornare utili nella vita quotidiana.
  • E’ importante mettersi in gioco, essere positivi.
  • Identificare le abitudini funzionali da quelle disfunzionali e provare a cambiarle, iniziando da quelle più piccoline, trovare un modo diverso di svolgere le azioni che si fanno abitualmente.
  • Affrontare le proprie paure giorno dopo giorno, sfruttando l’adrenalina che deriva da una paura affrontata e superata.
  • Svolgere ogni giorno un’attività nuova e diversa.
  • Iniziare a darsi degli obiettivi e focalizzarsi su di essi. Ora spetta a te iniziare ad agire. Cosa farai domani?                                                                                                                                                                                                                               Dott.ssa Alexandra Benincasa
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