PSICOCURIOSITA’

PSICOCURIOSITA

Sapevate che il NAIKAN è un metodo di auto-riflessione e introspezione giapponese molto interessante proveniente da buddismo Shin.

Il NAIKAN si basa su una strategia sistematica per la riflessione su se stessi e le proprie relazioni, utile per apprezzare le attenzioni e il sostegno che riceviamo dagli altri e che spesso diamo per scontato. Aumenta inoltre la consapevolezza dell’impatto che la nostra vita ha sull’ambiente circostante.

In sostanza riusciamo a vedere noi stessi dalla prospettiva del mondo anziché dalla nostra.

Il metodo si basa su tre semplici domande:

che cosa ho ricevuto da…?
– che cosa ho dato a…?
– quali preoccupazioni e difficoltà ho causato a…?

Questi interrogativi formano come una cornice entro cui racchiudere la nostra riflessione su genitori, amici, insegnanti,colleghi, figli, partner.
Prova a prenderti un determinato periodo di tempo, anche breve come un giorno, per rispondere a questi quesiti.

Il NAIKAN aiuta a sostituire il rancore con l’affetto, sviluppando un atteggiamento premuroso. Mette in risalto l’aiuto che gli altri ci danno anche quando crediamo di cavarcela da soli. Ci aiuta a vivere meglio.
Pratica importante e utile per la nostra crescita personale. Gli effetti sono immediati.

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Buon lavoro!!!

Dott.ssa Alexandra Benincasa

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COME SI PUO’ CAMBIARE IN MEGLIO?

 

“Un viaggio di mille miglia comincia con il primo passo” Lao Tzu

 

 

Partiamo da un dato interessante, circa il 92 per cento delle persone che fanno dei propositi per l’anno nuovo non li mantiene.
Questo si spiega perché vogliamo il cambiamento ma lo vogliamo subito, vogliamo perdere dieci chili non nel giro di un anno, ma di un mese. Vogliamo conoscere qualcuno di cui innamorarci e con cui avere una splendida relazione romantica non chissà quando nei prossimi 10 anni, ma nelle prossime settimane. Vogliamo diventare bravi in un arte marziale, in una lingua straniera o nella pittura, ma i risultati devono arrivare presto.

Perché la nostra mente non sopporta l’idea dell’apprendimento e del mutamento graduale.

Ma il più delle volte il cambiamento, quello vero, avviene piano piano, nel corso del tempo.
Se osservate la natura, noterete che i mutamenti sono quasi sempre incrementali. Le piante estendono il proprio territorio di qualche centimetro ogni primavera, e i rami dei sempre verdi si allungano un pochino ogni anno. I cuccioli crescono, il ferro si arrugginisce, i pianoforti si scordano…il cambiamento è la regola, non l’eccezione, non la trasformazione veloce, immediata e radicale.

Allora la strategia di base per “cambiare” è iniziare con un piccolissimo cambiamento e poi migliorarlo fino ad ottenere un progresso significativo. Più piccoli sono i cambiamenti, meno sono faticosi e minore è la paura di fallire o di non essere soddisfatti, ma la loro portata sarà enorme: ogni cambiamento crea da subito un precedente e quindi una nuova abitudine permanente.

Ipotizzate di dover rimettere in sesto il giardino. Il primo passo potrebbe essere uscire, estirpare un erbaccia e piantare una pianta di pomodori. Sembra insignificante…ed è proprio questo il punto. Iniziate da azioni così piccole e insulse da non suscitare alcuna resistenza e da non avere ragioni per rimandare o eludere il compito. L’indomani potreste strappare tre erbacce e piantare due piante. Nel giro di qualche settimana il giardino cambierà volto.
Concludendo, il “mutamento consapevole” richiede alcuni semplici accorgimenti di base: avere un obiettivo chiaro, essere presenti, procedere a piccoli passi, ripetere questa formula ogni giorno ed essere pazienti.
Ora tocca a te!!!

Dott.ssa Alexandra Benincasa

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La trappola delle abitudini

“Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi”A. Einstein
Tutte le scelte che compiamo ogni giorno potrebbero sembrarci il prodotto di decisioni ben ponderate, ma non è così. Secondo alcuni studi oltre il 44% delle azioni compiute giornalmente sono abitudini. E sebbene ogni abitudine abbia un significato relativamente poco importante se considerata da sola, come per esempio i pasti che ordiniamo, la frequenza con cui facciamo attività fisica, il modo in cui organizziamo i pensieri, col passare del tempo hanno un impatto enorme sulla nostra salute, produttività, sicurezza economica e FELICITA’.
Quanti di noi spesso si sentono intrappolati in una nebbia, in una vita che non sembra quella desiderata, sperando che qualcosa cambi, ma passano gli anni e la sensazione è sempre quella di trovarsi in una gabbia invisibile da cui non si riesce a trovare la porta d’uscita. Una vita fatta di routine, tutto sommato sicura, senza ansie, neutra e grigia.  Questa condizione, in cui agiamo per garantire un livello costante di prestazioni , di solito senza un senso di rischio, viene definita come la “zona di comfort”. Ovviamente tutte le persone, per istinto, tendono a rimanere in questa condizione il più a lungo possibile, perché al suo interno si vive “tranquilli”, non si hanno paure e ci si muove in un territorio conosciuto.
Ma più si rimane in questa zona più ogni cambiamento viene visto come negativo, come un problema e non come un’occasione. Per riconquistare la nostra autostima, crescere ed apprendere è necessario uscire dalla propria zona di comfort, affrontare le paure, il disagio e i rischi di fallimento, insomma iniziare a vivere davvero. La spirale del circolo vizioso può liberarsi nella spirale del circolo virtuoso, quello della crescita.
Cosa fare allora per uscire dalla propria zona di comfort?
Alcuni piccoli consigli possono tornare utili nella vita quotidiana.
  • E’ importante mettersi in gioco, essere positivi.
  • Identificare le abitudini funzionali da quelle disfunzionali e provare a cambiarle, iniziando da quelle più piccoline, trovare un modo diverso di svolgere le azioni che si fanno abitualmente.
  • Affrontare le proprie paure giorno dopo giorno, sfruttando l’adrenalina che deriva da una paura affrontata e superata.
  • Svolgere ogni giorno un’attività nuova e diversa.
  • Iniziare a darsi degli obiettivi e focalizzarsi su di essi. Ora spetta a te iniziare ad agire. Cosa farai domani?                                                                                                                                                                                                                               Dott.ssa Alexandra Benincasa
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STORIA ZEN DELLA FORMICA E IL MILLEPIEDI

“Una formica curiosa, in tutta innocenza, chiese ad un millepiedi: << Caro millepiedi, come fai a camminare così bene con tutti i tuoi mille piedi insieme? Come riesci a muoverli con tanta eleganza e armonia? Caro millepiedi, mi spieghi come riesci a controllare tutte le tue zampe contemporaneamente? >> Il millepiedi cominciò a pensarci su e da quel momento non riuscì a camminare più”.
Molti problemi e molte patologie sono spesso il risultato dei tentativi che le persone mettono in atto per risolverli. “Una tentata soluzione che non funziona, se reiterata, non solo non risolve il problema, ma lo complica”, sino all’istaurarsi di un vero e proprio circolo vizioso e paradossale, dove il tentativo di controllare qualcosa ci fa perdere il controllo.
Ciò che spinge le persone a reiterare questi comportamenti disfunzionali è l’illusione e la rigidità mentale che soluzioni precedentemente messe in atto nel corso della loro vita in problemi dello stesso tipo (o simili) erano risultate vincenti; purtroppo la stessa soluzione, applicata sullo stesso problema in tempi diversi, può diventare una pessima soluzione.
Possiamo dedurre allora che sbagliare è umano, sta nella natura delle cose, anche perché la perfezione non esiste e qualunque sistema che diventi perfetto, prima o poi, si annichilisce e muore, ma l’incapacità di modificare i nostri errori rende le situazioni irrisolvibili. Oscar Wilde affermava: “è con le intenzioni migliori che si producono gli effetti peggiori”.
Dott.ssa Alexandra Benincasa
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Essere se stessi è possibile.

Essere pienamente se stessi nella vita è possibile e per riuscirci non bisogna rimandare a domani o al mese prossimo, ma bisogna agire nel qui ed ora.
Se vogliamo scoprire la nostra vera essenza, riuscire ad esprimere  ciò che siamo davvero, vivere la propria vita in modo da sentirci felici, in pace e in armonia con i propri valori, i propri sogni e le proprie aspirazioni, dobbiamo liberarci da tutta una serie di condizionamenti, abitudini e schemi mentali che ci portiamo dietro come una zavorra, un armatura pesante, con l’illusione che ci protegga ma che in realtà allontana il nostro “focus” da noi stessi.
Il cambiamento fa paura, è faticoso e difficile ma non impossibile. La cosa buffa è che anche se non vogliamo, la vita ci porta, attraverso degli eventi a volte anche tragici che non dipendono da noi  (perdita del lavoro, abbandono, delusioni, un lutto …), ad attuare dei cambiamenti, allora perché aspettare, essere passivi e subire tutto ciò con le conseguenze che questo ha sulla nostra autostima, facendoci sentire impotenti.
Quello che possiamo fare è cambiare nella direzione dei nostri sogni, della strada che noi vogliamo intraprendere, quindi essere più padroni del nostro destino, delle nostre scelte, piuttosto che lasciar scegliere alle circostanze per noi.
Per fare tutto ciò, da dove possiamo iniziare?
Ecco alcuni suggerimenti.
1) Iniziamo con il volersi bene.
Vuol dire prendersi cura di sé, in modo da stare bene e da avere di conseguenza, molto da dare agli altri. Significa ascoltarsi, inseguire i propri sogni, gratificarsi, essere attenti ai propri limiti, abbandonare i giudizi, sviluppare insomma quello che in psicologia si chiama “un sano egoismo”.
Come afferma M. Rosenberg: “esiste una forma di egoismo che fa si che ci si senta talmente soddisfatti da avere molto da dare agli altri”.
In fondo noi siamo una delle persone più importanti della nostra vita, il più grande esperto di noi stessi, allora iniziamo a cogliere i segnali che le nostre emozioni ci inviano ogni giorno. Fare come gli struzzi e mettere la testa sotto la sabbia non è la strategia più utile!
2) Darsi degli obiettivi.
Porsi degli obiettivi è importante soprattutto per avere sempre più stima e fiducia in sé stessi. Tutti i più grandi scienziati, artisti, politici sono partiti ponendosi un obiettivo, e poi un altro, e un altro ancora. Avere ben chiaro il traguardo è l’unico modo per sperare di raggiungerlo. Già nell’antichità i latini insegnavano che “la nave non va da nessuna parte se non conosce la rotta”.
Allora iniziamo con lo scrivere una lista di cose che ci piacerebbe fare o realizzare, per ognuna di esse facciamo uno schema e scriviamo dei micro-obiettivi, che ci possono aiutare nella realizzazione del nostro progetto, poi prendiamo il primo , quello più piccolo e cerchiamo di metterlo in atto per passare poi al secondo e così via. Un passo dopo l’altro tutto è possibile!!!
Concediamoci la possibilità di intravedere un nuovo inizio, questo dà gioia, senza lasciarci intimorire dalla paura di fallire, perché sbagliare fa parte del percorso.
3) Modificare gli schemi mentali.
Qualcuno affermava: “quando cambi il modo di guardare le cose, le cose che guardi cambiano”. Ciò che dobbiamo fare è modificare i nostri schemi mentali, più semplicemente cambiare prospettiva, perché la nostra visione della realtà non è la realtà!
Per esempio di fronte a un evento negativo, a un qualcosa che non è andato per il verso giusto o come noi speravamo, spesso ci poniamo la domanda: “ ma perché mi accade sempre questo?”. Il nostro subconscio, sempre pronto e attento, potrebbe risponderci: “perché non sei bravo abbastanza”, “non sei sveglio”, “sei il solito sfigato”, così da far scendere in modo vertiginoso la nostra autostima. Se proviamo invece a cambiare il tipo di domanda, come per esempio “come posso utilizzare questa esperienza per apprezzarmi di più?”, riceveremo sicuramente delle risposte diverse, che ci condurranno a una prospettiva nuova, a una lettura costruttiva della realtà, senza intaccare la fiducia in se stessi.
Se vogliamo avere risposte diverse dobbiamo modificare il modo di porci le domande. Le domande costruttive infatti spostano la nostra attenzione da ciò che ci genera incertezza e paura a ciò che stimola entusiasmo e voglia di rendere concreti i nostri progetti.
Ora tocca a te!!!
Buon lavoro.
“Il nostro destino vive in noi, bisogna soltanto avere il coraggio di vederlo”
Dott.ssa Alexandra Benincasa
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LIBRI E PSICHE (per la crescita personale)

 

TITOLO: ALLA RICERCA DELLE COCCOLE PERDUTE

AUTORE: GIULIO CESARE GIACOBBE

Ognuno di noi non ha una sola personalità ma molteplici, che sono il nostro adattamento all’ambiente. Infatti per ogni contesto e per ogni persona noi abbiamo un comportamento diverso. Quando ci troviamo di fronte ad una situazione nuova noi usiamo un certo comportamento e se questo non ci dà i risultati voluti, ne proviamo un altro e poi un altro ancora, finchè troviamo il comportamento per noi vincente.
Una volta trovato lo memorizziamo e lo associamo a quella situazione o ad altre simili. Quindi in ogni situazione noi viviamo automaticamente personalità diverse e sono le nostre diverse personalità a determinare il nostro comportamento, compreso il nostro pensiero e i nostri sentimenti.

Tra tutte le personalità che noi abbiamo memorizzato dentro di noi e che possiamo assumere, secondo l’autore Giulio Cesare Giacobbe, ce ne sono tre che sono fondamentali e che sono comuni a tutti noi e persino agli animali: sono le personalità del bambino, dell’adulto e del genitore. Il bambino non è autosufficiente e dipende dagli altri. L’adulto è autosufficiente ma si dedica soltanto a se stesso. Il genitore si dedica agli altri e quindi è l’unico capace di amare. Tutti noi dovremmo compiere questa evoluzione naturale. Ma pochi lo fanno.
Nelle società ricche e consumistiche oggi gli adulti rimangono bambini, non crescono. Dentro si sentono ancora piccoli e soffrono perché si sentono soli, abbandonati, non curati, non difesi, non coccolati. Si perché per diventare adulti bisogna imparare a sopravvivere, a lottare ad affrontare da soli le difficoltà. Ma i giovani di oggi, ventenni, trentenni e persino quarantenni, quando mai hanno dovuto affrontare da soli le difficoltà della vita?
In natura gli animali genitori insegnano ai loro cuccioli i comportamenti atti alla sopravvivenza, dopo di che li abbandonano e in tal modo i cuccioli diventano adulti.

Una gran parte di persone, non realizzando il distacco dai genitori e l’indipendenza economica, rimangono bambini in quanto mantengono un’immagine infantile di sé a livello inconscio. È la sindrome infantile, oggi molto diffusa. Essa dà luogo a disturbi anche gravi come insicurezza, dipendenza affettiva, ansia, paura sistematica, attacchi di panico, angoscia, depressione, ossessività, fobie, somatizzazioni.
Così, per Giacobbe, la presenza di un’unica personalità costituisce una patologia, in quanto non adattabile ai cambiamenti ambientali. Quindi individui coatti a fare sempre i bambini o sempre gli adulti o sempre i genitori in qualunque situazione. Questo, in quanto perdita di contatto con la realtà, costituisce una nevrosi.
Tutte queste considerazioni hanno dato luogo alla psicologia evolutiva che è stata esposta da Giulio Cesare Giacobbe in questo libro, in maniera chiare e scorrevole, alla portata di tutti, trattando di queste tre personalità naturali, della loro formazione, del loro sviluppo e della loro inibizione nevrotica, dimostrando come quest’ultima costituisca la base di tutte le nevrosi non traumatiche.

Questo libro lo consiglio a tutti, in particolare a chi vuole approfondire un percorso di consapevolezza e crescita. Anche il prezzo è alla portata di tutti e questo non è male!!
Buona lettura.

Dott.ssa Alexandra Benincasa
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PSICOSTORIE: L’unico modo sicuro per la felicità.

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STRIZZACERVELLI SI, STRIZZACERVELLI NO!!!

 

 

 

 

Perchè ad ammalarsi non è solo la nostra anima, ma anche le nostre idee, che quando sono sbagliate intralciano e complicano la nostra vita rendendola infelice”

Paul Watzlawick

 

Erroneamente si pensa che per rivolgersi ad uno psicologo bisogna “essere matti”.

Luogo comune diffuso ma fuorviante.

Qui bisognerebbe aprire un altro capitolo su cosa sia la “pazzia” o “follia”, per il momento, basta sapere che era un espressione  anticamente e largamente usata per identificare alcune caratteristiche della personalità di un individuo, in particolar modo tutte quelle che uscivano dagli schemi sociali. Ancora oggi la paura della follia è molto forte nell’opinione pubblica che tende a relegare il diverso tra i “pazzi”.

Per lo psichiatra Thomas S. Szasz, il concetto stesso di “malattia mentale servirebbe a celare l’esistenza di un conflitto nei rapporti umani. Quindi, interpretare le difficoltà di relazione alla luce della “malattia mentale” è un’eredità della demonologia e dalla stregoneria del Medio Evo che ancora ci portiamo dietro.

Se in casa si rompe un elettrodomestico, prezioso per le sue funzioni, siamo pronti a chiedere aiuto ad un esperto del settore per ripararlo, sperando che lo faccia anche al più presto. Ma se si tratta di noi : se qualcosa non funziona più, se siamo troppo stressati, in preda all’ansia, tristi a tal punto da essere inappetenti e insonni, sempre arrabbiati, se siamo intrappolati nella ragnatela di una relazione malsana, se litighiamo con il nostro partner e non riusciamo più a comunicare ma costruiamo muri che mettono distanza, se questo malessere interferisce con la vita lavorativa, sociale e familiare, se continuiamo a soffrine nonostante l’esito positivo dei consulti medici e così via, siamo più riluttanti nel chiedere aiuto. Soprattutto se se la figura di cui abbiamo bisogno appartiene al mondo “psi”!

Allora si iniziano a trovare mille scuse per non chiedere aiuto o rimandare, per esempio: “posso farcela da solo”, “costa troppo”, “non ho tempo”, “non mi va di raccontare i fatti miei ad uno sconosciuto”, “cosa potrebbero pensare gli altri”, “non ho una malattia psichiatrica”, “prendo qualche pasticca e passa tutto”.

Quello che non tutti sanno, è che lo psicologo, non si occupa solo di malattie psichiatriche ma  in un determinato momento della nostra vita, può essere utile per superare gli ostacoli senza incorrere in ulteriori problemi, prima che alcuni si cronicizzino. Non è necessario aspettare di trovarsi in una situazione estrema per prendere la sana decisione di chiedere aiuto, soprattutto se vogliamo bene a noi stessi e ci rispettiamo.

Sicuramente lo psicologo non è un mago, non possiede la bacchetta magica, non possiede delle verità assolute o uguali per tutti.  A me piace considerarlo uno studioso dell’anima e delle relazioni umane che adotta un modello multifattoriale detto bio-psico-sociale che tiene conto sia dei fattori biologici ereditari, sia dei fattori psicologici soggettivi, sia delle cause sociali esterne che concorrono insieme all’insorgere del malessere. La patologia, spesso innescata da un evento stressogeno, è quindi il frutto di fattori diversi.

E’ un esperto che ascolta con empatia e non giudica, a volte un’ artista che deve anche saper improvvisare, un abile sarto che cuce dei vestiti su misura e aiuta a capire quale sia la strada più adatta verso il benessere.

La buona riuscita di una terapia dipende tanto dalle competenze e dall’orientamento dello psicologo/psicoterapeuta quanto dalla personalità, dalla motivazione al cambiamento e dalle rigidità di chi chiede aiuto.

E’ un viaggio che si percorre in due, un cammino arduo e non privo di trappole, ma ricco e affascinante in grado di fornire strumenti per affrontare “ciò che c’è di irrisolto nei nostri cuori”.

Dott.ssa Alexandra Benincasa

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IL POTERE DELLE ABITUDINI

“Tutta la nostra vita, in quanto ha una forma definita, è soltanto una massa di abitudini pratiche”

William James

 

Il libro che oggi vi voglio consigliare è “Il potere delle abitudini” di Charles Duhigg. Un libro che offre ispirazione e consigli, basati anche su delle ricerche scientifiche, per affrontare le sfide della vita quotidiana.

Parla di cambiamento e di quanto sia possibile trasformare le nostre abitudini e diventare totalmente persone nuove, riuscendo ad esprimere ciò che siamo  veramente.

Le ABITUDINI sono quelle scelte che tutti i giorni compiamo deliberatamente nel corso della nostra vita e che a un certo punto smettiamo di pensare ma che continuiamo a fare, spesso ogni giorno. A un certo punto abbiamo smesso di scegliere e il comportamento è diventato automatico. Questo è una conseguenza naturale della nostra neurologia, poiché il nostro cervello è sempre alla ricerca di modi per risparmiare energia. E si, perché le abitudini permettono alla nostra mente di ridurre gli sforzi, e mentre sto facendo una cosa posso pensarne un’altra.  Ma quando l’abitudine è consolidata nel nostro cervello si disattivano i centri del processo decisionale, così la maggior parte delle scelte che compiamo ogni giorno non sono frutto di riflessioni  consapevoli bensì sono dettate dalle abitudini.

Fortunatamente, le abitudini non sono un destino a cui siamo costretti a piegarci e nel libro viene spiegato come si possono ignorare, modificare e sostituire.

Un altro concetto fondamentale e a mio avviso molto avvincente è che se vogliamo che un’abitudine cambi stabilmente dobbiamo credere che il cambiamento sia possibile. Quando cambiamo abitudini cambia la vita.

Libro interessante che consiglio di leggere a tutti e soprattutto a chi  vuole cambiare!!

Buona lettura.

Dott.ssa Alexandra Benincasa

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CARPE DIEM

Una delle cose che più ci riesce difficile oggi è vivere il presente.

La società, la cultura in cui siamo immersi, toglie ogni importanza e significato al presente.

Rrisparmia per il futuro! Calcola le conseguenze! Sbighiamoci è tardi! Pensa al domani! Pensa a quando non lavorerai più!…

A chi non capita di sentire o ripetere ogni giorno frasi del genere. Sacrifichiamo continuamente il presente in nome del futuro.

Se ci pensi bene, VIVERE ADESSO in realtà è l’unica opportunità che tu hai, non esiste altro momento in cui tu possa vivere.

Il presente è tutto quel che c’è, e il futuro non è che un altro momento presente da vivere quando arriverà.

Una cosa è sicura: non puoi viverlo finchè non viene.

Con questo modo di pensare e agire, non solo evitiamo, adesso, ogni godimento, ma la facciamo finita per sempre con la felicità.

Allora cogli il presente come l’unico momento di cui disponi, può essere un esperienza straordinaria se ti concedi di perdertici.

Cosa importante, non dimenticare che desideri, speranze, rammarichi, sono le tattiche più comuni e dannose per evadere dal presente.

In un libro del 1903, Herry James, consigliava:

Vivi tutto quel che puoi; è un errore non viverlo. Non interessa tanto ciò che fai in particolare, purchè tu viva la tua vita. Se non hai vissuto quella, che cosa hai vissuto? […] Quel che si perde, è perduto: non t’illudere.

Il momento giusto è qualsiasi momento uno sia ancora tanto fortunato da avere […] Vivi!

 

Se, come il personaggio di uno dei libri di Tolstoj, dai uno sguardo alla tua vita passata, scopri che raramente ti rammarichi di una cosa che hai fatto. E’ ciò che non hai fatto, a tormentarti. Dunque il il messaggio è chiaro. Fallo! Impara a valorizzare il momento presente. Cogli ogni minuto, secondo e istante della tua vita e assaporalo.

Coloro che sanno afferrare l’attimo e conferirgli il massimo valore, hanno scelto una vita libera e appagante. Hanno scelto la via della felicità.

E’ una scelta che ognuno di noi può compiere!

Carpe diem

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